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Unicorn Overlord La Recensione

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Non chiamatelo il Fire Emblem dei Vanillaware!

Dopo la fantastica parentesi di 13 Sentinels, capolavoro immediatamente precedente dei Vanillaware, che fondeva in modo impeccabile visual novel Giapponese con battaglie strategiche fra Mecha, ecco che il nuovo corso della piccola software house in seno ad Atlus e Sega raggiunge la più totale maturazione nell’utilizzo del gameplay strategico, grazie al suo nuovo titolo: Unicorn Overlord.

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A prima vista, le basi e la struttura sono quelle di un classico Fire Emblem, ma al di là dell’impostazione somigliante con la saga Nintendo, il nuovo gioco del team capitanato da Kamitani nasconde una vastità ed una profondità da far impallidire qualsiasi altro titolo del genere!

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Ciò che salta maggiormente all’occhio, oltre il clamoroso stile di ambienti e personaggi disegnati a mano, da sempre fiore all’occhiello dello studio; sono le possibilità di costruzione e diversificazione del party ideale. Infatti Unicorn Overlord è un gioco di ruolo strategico che si basa sul reclutamento sul campo del party, avvalendosi di un cast enorme e variegato che non ha nulla da invidiare a quello dei numerosi anime a cui siamo affezionati. Sembra quasi soverchiante da gestire, ma vi assicuro che non è così. Unicorn Overlord inizia in piccolo. Il malvagio Impero di Zenoiran si diffonde in un ottimamente caratterizzato mondo fantasy medioevale, impadronendosi di ampie porzioni di territorio, uccidendo la regina e facendo sloggiare l'unico erede al trono ancora in vita, che in seguito diventerà un guerriero leader della resistenza (Alain, il nostro protagonista). La trama di Unicorn Overlord gioca con gli intrighi politici, giochi di potere ed intrecci familiari per tutte le sue circa 50 ore di gioco (tra l'altro, c'è un sacco di roba secondaria da approfondire), ma questo non rappresenta alcun inutile allungamento o fastidio perché - con oltre 60 personaggi unici più quelli che si possono creare e "assumere" per proprio conto - il gioco brilla in tutte le descrizioni, la sua lore e nei dialoghi fra i personaggi, che rendono un piacere l’approfondimento del mondo e dei legami fra gli eroi.

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La resistenza inizia con il principe orfano Alain e il suo piccolo gruppo di amici, per poi trasformarsi rapidamente in un fitto esercito che accoglie nuove aggiunte dopo ogni grande battaglia nella sua mappa esplorabile, coinvolgendo costantemente criminali, nobili, chierici, cugini perduti da tempo e, “particolari” esseri viventi. L'incontro con tutti loro riempie i diversi angoli del grande mondo con storie complicate e, cosa più importante, con questioni personali su cui a volte si può influire prendendo decisioni.

Ad esempio, in una battaglia iniziale si può decidere se liberare o giustiziare Gammel, un ladro che invade una piccola città con la sua banda criminale, dopo avervi raccontato una storia dal destino triste. Se si sceglie di lasciarlo andare, con grande sorpresa, è ricomparso 10 ore dopo come un uomo cambiato, che cercava di liberare un'altra città del bosco dai banditi che un tempo guidava. Un'altra vede la domatrice di wyvern Hilda, sorella di una delle vostre truppe, mettere brutalmente in quarantena un villaggio malato per conto dell'impero. Lascerete che il vostro alleato convinca la sorella a unirsi alla resistenza? O semplicemente la elimineremo nel bel mezzo della battaglia? Solitamente, qualora si decidesse di giustiziare un nemico, invece di convincerlo ad unirsi alla causa, si ottengono numerosi tesori/oro/punti esperienza, ma così facendo, si perderebbe la possibilità di avere un nuovo alleato fra le proprie fila… ne vale davvero la pena? A voi la scelta.

Il focus sulle vaste e diverse culture della regione di Fevrith, attraverso gli occhi ed i rapporti dei suoi cittadini, supera facilmente tutto ciò che accade nella storia centrale, (abbastanza classica nei canoni e svolgimento), della liberazione. Inoltre, il gioco a volte inciampa in un approccio quantitativamente superiore alla qualità delle sue numerose storie secondarie, rendendo alcuni incontri dimenticabili come una fossero una semplice battaglia casuale. Ma nel complesso, il numero incalcolabile di ingranaggi e di parti in causa, in movimento di Unicorn Overlord, fa sì che nel suo insieme la storia risulti al tempo stesso assolutamente grandiosa e, spesso, sorprendentemente intima.

Sorprende che per quanto numerosi, gli alleati reclutati non ci diano la sensazione di essere pedine usa e getta sul campo di battaglia, soprattutto grazie all'ottima scrittura.

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